Il Purismo

Nato sull'esperienza del gruppo dei Nazareni, questo movimento artistico italiano riconosceva ed affermava nel proprio operare la centralità del sentimento religioso, il predominio dell'arte sacra e il riferimento agli artisti primitivi, assunti come modelli non solo di stile, ma anche di comportamento morale.

Natalizi Mussini

Luigi Mussini, Natalizi e Parentali di
Platone celebrati nella Villa di Careggi
da Lorenzo il Magnifico, olio su tela,
1862 (Torino, Galleria d'Arte Moderna
e Contemporanea)

Nel 1833 il pittore e letterato A. Bianchini, allievo di Tommaso Minardi, portò l'attenzione sul termine purismo, utilizzandolo per la prima volta in analogia con quanto avveniva in campo linguistico, dove si riproponevano i modelli letterari del Trecento toscano. Il Manifesto del purismo, steso tardivamente nel 1842, fu firmato dallo stesso Bianchini, da Minardi, dal nazareno Overbeck e dallo scultore Pietro Tenerani, con l'intento di dare una definizione coerente agli htmletti artistici che si erano già ampiamente manifestati e sviluppati.
Il movimento purista, infatti, si era già affermato definitivamente a Roma tra il 1820 e il 1840, con la principale attività di Minardi, di Tenerani e di Luigi Mussini, autore di Musica Sacra (1841, Firenze Galleria d'Arte Moderna), l'opera più celebrata del purismo. La produzione più significativa di questi artisti presentava un rinnovato stile quattrocentesco limpido e rigoroso, composizioni semplificate e sapienti, molto curate nei dettagli, nel disegno e nel colore smaltato, che evidenziavano un'esecuzione lenta e minuziosa.